Non mi sono ancora fatta un’idea: Feed the animals (andare a vedere che roba è ogni traccia è già un’esperienza) è geniale o è solo una cosina buona da tenere come colonna sonora di una festicciola/cena/ritrovo tra amici? Ma chissene, mi piace, l’ascolto stasera con le cuffie e batto il piedino ma non vedo l’ora che sia domani mattina per inaugurare la giornata lavorativa con un ascolto come si deve: a volume indecente.
Tina Fey imita Sarah Palin - alla quale tra l’altro assomiglia davvero tanto - al Saturday Night Live. C’è anche Amy Poehler/Hillary Clinton. Qui l’articolo del New York Times, con video (su YouTube al momento non c’è, la NBC l’ha fatto ritirare per questioni di copyright).
O meglio, esclusione eccellente. Leggo il mio fidato Michael Ausiello (che ancora mi dispiace abbia lasciato TvGuide), e non posso non condividere il suo sconcerto a proposito di Kyle Chandler e Connie Britton esclusi dalle nomination all’Emmy. Non sapete chi sono? Claro, perché in Italia il magnifico Friday Night Lights è passato velocemente su Fox con l’imbarazzante titolo di “High school team”, che ovviamente faceva ancora di più pensare che la serie fosse tutta imperniata sul gioco del football, e magari piena di giovanotti in decappottabile, pieni di birra, unica missione nella vita caricare una cheerleader diversa ogni sera. Ma vedo che anche gli americani non stanno tanto meglio di noi quanto a snobbare ciò che davvero merita, e lo dimostra anche che la sopravvivenza della serie - che per fortuna tornerà chissà quando tra 2008 e 2009 - a lungo è sembrata legata solo alla possibilità che la NBC la vendesse a un altro network.
In ogni caso, è da vedere, se si è presa le lodi di tanti critici americani una ragione c’è: la capacità di andare dietro al football - che poi comunque alla fine ti appassioni anche a quello - per raccontare come si vive in un posto semidimenticato da Dio come Dillon, Texas , una quelle realtà americane di provincia che se solo ci provi a immaginartele cadi in depressione, di scavare nelle vite degli adolescenti con una sensibilità e una capacità di trasmetterne emozioni e sentimenti e contraddizioni che spesso porta chi guarda al lacrimone incontrollabile, ma senza piaggeria né trucchetti.
Comunque, Kyle Chandler nella parte di coach Taylor (per i fan di Grey’s Anatomy, il capo della bomb squad che non fa una fine divertente, vedi alla voce pink mist) - spettinatissimo e sexyssimo - e Connie Britton in quelli di sua moglie sono la coppia più credibile nel panorama di tutte le coppie che popolano le serie tv, e almeno una nomination se la meritavano. Se avete in programma un’estate con molte serate casalinghe libere e abbastanza noiose, procuratevelo, e sappiatemi dire.
Arrivo a saperlo per ultima sicuramente. E ci rimango anche male. Tornata dalle vacanze speravo che Entourage mi avrebbe accompagnato durante questi mesi estivi. E invece no! HBO dice che l’appuntamento rimandato a settembre. Della banda mi mancherà pochissimo Vincent, star in ascesa con un carattere tendente all’inesistente, e invece tantissimo il superlativo Jeremy Piven nei panni di Ari Gold e ovviamente le sue schermaglie con la signora Gold e con Lloyd, altra personalità che sembra sembra, ma poi riesce sempre a non cadere nello stereotipo. E poi mi mancherà per la musica e per quel modo di raccontare Hollywood che in parte è deprimente e in parte incuriosisce a dismisura: chissà, forse mi piace così tanto Entourage perché è davvero uno degli specchi più fedeli di Tinseltown, se mai conoscerò qualcuno che è pratico di lì glielo chiederò. Ma mi basta pensare a una fiction italiana che racconti cosa succede nel mondo del cinema nostrano per decidere seduta stante che Entourage è quasi documentaristico.
Oggi avrei voluto scrivere in ritardo di The Hub (S04E09), ma i recenti sviluppi fanno passare la seppur ottima puntata in secondo piano. In brevissimo: la Roslin ha le visioni (che strano!), Baltar grazie a generose dosi di morfina fa outing davanti alla pazza presidente e confessa il proprio ruolo nello sterminio della razza umana, l’ibrido fa saltellare la nave fino all’hub, viene liberata D’Anna che fa tornare la nave al Galactica dove ordina che i final five vadano da lei o farà la bua ai suoi ex liberatori, ora ostaggi. Bene, abbiamo fatto i compitini, quindi passiamo oltre! (Continua…)
Il resurrection hub può attendere l’episodio 9, come da spoiler di qualche tempo fa. In questa puntata il tutto è incentrato sulla scelta del presidente ad interim, in attesa del ritorno (o meno) della Roslin. Trame secondarie confluiscono e partono da questo evento, seguendo il rapporto fra Tigh e Six, le dimissioni (temporanee supporrei) di Adama e il ritorno di uno dei personaggi più carismatici e meno usati della serie: Romo Lampkin (Mark A. Sheppard), il bizzarro avvocato che con Lee ha difeso Baltar durante il suo recente processo.
E’ proprio Romo, rivolgendosi ad Adama, a pronunciare la frase da cui prende titolo la puntata: sine qua non.
BSG è una bizzarra creatura: estremamente realistica in molti suoi aspetti, tanto da renderla quasi rivoluzionaria sotto questo aspetto; misteriosa e borderline per molti altri versi, dalle virate mistiche ella stessa posizione spazio-temporale. Chiunque abbia visto la serie prima o poi si sarà posto la fatidica domanda: quando è ambientata Battlestar Galactica? (Continua…)
Sette mesi di lavoro e un team di sette persone, fra sviluppatori e artisti 3D, per realizzare un corto (10′ circa) di animazione che è una delizia per gli occhi e per lo spirito.
Big Buck Bunny è un open movie realizzato dal Blender Institute, già padre di Elephants Dream, grazie al buon cuore dei suoi autori e usando software rigorosamente open source; primo fra tutti ovviamente Blender, il software di modellazione tridimensionale dell’omonima organizzazione.
Nonostante la natura del progetto faccia pensare a un prodotto amatoriale, basta un’occhiata ai personaggi o alle scenografie per ricredersi immediatamente. Non siamo di fronte a Shrek, ma decisamente al di sopra di L’era glaciale. Il team di sviluppo si è particolarmente concentrato sulla modellazione di pellicce e steli d’erba e il risultato è encomiabile, anche se probabilmente il trucco di creare poco movimento ha facilitato e velocizzato il lavoro. (Continua…)
Atlantis nasce del 2004 come spin-off della più famosa serie Stargate SG1, giunta a quel tempo all’ottavo anno di programmazione. Non posso per questioni di tempo riassumere le otto stagioni che hanno portato alle premesse per questa nuova serie, ma due parole vale la pena spenderle.
La rete dei portali resa famosa dal film del 2004 di Emmerich è stata costruita da una razza umanoide scomparsa, gli Antichi, che avevano vissuto la nostra galassia e avuto basi e città un po’ ovunque, Terra compresa. Nel momento in cui i Goa’uld, la razza che ora spadroneggia lungo la rete, si stancano delle interferenze terrestri e decidono di spazzarci via, ecco che viene accidentalmente scoperto un presidio Antico sotto i ghiacci antartici.
Le armi della base non solo permettono di respingere l’attacco nemico, ma l’intera struttura racchiude la chiave per far luce su uno dei più controversi misteri della cultura moderna: l’esistenza e il destino di Atlantide. La famosa città apparteneva agli Antichi, che a un certo punto decisero di spostarla in un’altra galassia. L’avamposto di atlantide svela così gli otto simboli (sono sette per tutti i portali nella rete conosciuta) che conducono la squadra di sbarco nella galassia di Pegaso, proprio nel cuore di Atlantide. Inzia così Stargate Atlantis. (Continua…)
Tin Man, prodotta nel 2007 dalla onnipresente (santa subito!) Sci-Fi, è una miniserie in tre puntate che si innesta nella corrente della rivisitazione dei classici della letteratura anglosassone. Una superficiale infarinatura di inglese ci rivela subito cosa si nasconde dietro a questa produzione (Tin Man = Uomo di latta): stiamo tornando nel fantastico mondo del regno di OZ
Un sorriso è d’obbligo, perchè insieme ad Alice nel paese delle meraviglie, Il meraviglioso mago di OZ è una delle storie che hanno plasmato la mia infanzia e il mio immaginario. Sono favole semplicemente senza tempo, incapaci di perdere il proprio fascino.
Tin Man è ambientato in un’epoca successiva a quella della storia originale, ne eredita alcuni personaggi, ne rivede la maggior parte, ma soprattutto introduce atmosfere più cupe ed elementi steampunk. In breve la serie ha tutte le premesse per essere un patchwork disordinato e fallimentare, nonostante ciò ne risulta un prodotto molto piacevole e organico, in cui poco o nulla sembra fuori luogo. (Continua…)
Quando Shonda Rhimes inizia a darti sui nervi, ricorda: lei ha sceneggiato Crossroads con Britney Spears e The Princess Diaries 2: Royal Engagement. E ha permesso la rovina senza pietà di quella gran figona di Addison Montgomery, lobotomizzata durante il viaggio tra Seattle e Los Angeles. Se ami Grey’s come lo amo io, questo pensiero ti calmerà un po’: non poteva fare quattro stagioni di questo telefilm senza rovinarne almeno una buona parte.
E lascia perdere di andare a leggerti il blog ufficiale soprattutto non ascoltare i podcast: io ho smesso l’anno scorso, e vivo meglio. Meno aspettative, meno Maalox.
E però Shonda, dopo un deragliamento durato praticamente tutta la terza stagione e un bel po’ della quarta, l’ha capita: se vuoi rimanere una serie di grande successo, non andare troppo oltre il confine della soap opera, che la gente se vuole vedere le soap va a vedersi le soap. Ebbene, Shonda ha smesso di andare per la sua via a testa bassa e, credo, ha cominciato ad ascoltare che si dice in giro, per esempio sul forum dedicato al telefilm nel sito Television without pity, dove non le mandano a dire a nessuno e le argomentano anche piuttosto bene.
Così, ecco una ultima puntata di due ore che salva almeno il salvabile, riabilita un paio di personaggi e tira fuori una performance di quelle che ci si aspetta arrivino da parte di Chandra Wilson/Miranda Bailey e quasi quasi anche da Sandra Oh/Cristina Yang, per la quale sarebbe ora di tornare a scrivere qualcosa di interessante, visto quanto è brava. Diciamo così: non un finale col botto, ma anche questo in grado di indurre pensieri positivi per la quinta stagione.
