AtlantisAtlantis nasce del 2004 come spin-off della più famosa serie Stargate SG1, giunta a quel tempo all’ottavo anno di programmazione. Non posso per questioni di tempo riassumere le otto stagioni che hanno portato alle premesse per questa nuova serie, ma due parole vale la pena spenderle.

La rete dei portali resa famosa dal film del 2004 di Emmerich è stata costruita da una razza umanoide scomparsa, gli Antichi, che avevano vissuto la nostra galassia e avuto basi e città un po’ ovunque, Terra compresa. Nel momento in cui i Goa’uld, la razza che ora spadroneggia lungo la rete, si stancano delle interferenze terrestri e decidono di spazzarci via, ecco che viene accidentalmente scoperto un presidio Antico sotto i ghiacci antartici.

Le armi della base non solo permettono di respingere l’attacco nemico, ma l’intera struttura racchiude la chiave per far luce su uno dei più controversi misteri della cultura moderna: l’esistenza e il destino di Atlantide. La famosa città apparteneva agli Antichi, che a un certo punto decisero di spostarla in un’altra galassia. L’avamposto di atlantide svela così gli otto simboli (sono sette per tutti i portali nella rete conosciuta) che conducono la squadra di sbarco nella galassia di Pegaso, proprio nel cuore di Atlantide. Inzia così Stargate Atlantis.

Le premesse consentono ad Atlantis di ricominciare da capo, reinventando o evolvendo l’immaginario tecnologico della serie e di potersi svincolare del filone mitologico in cui spesso SG1 sembra intrappolata. Le prime tre stagioni infatti, grazie anche un cast completamente nuovo e per la maggior parte di qualità, risultano mediamente più brillanti e originali della serie genitrice. Le sceneggiature risentono talvolta della sindrome del ripensamento: vicoli ciechi narrativi, tentativi in una direzione prima abbandonati e poi ripresi. Atlantis in definitiva non ha mai avuto una solida roadmap in grado di guidarla senza incidenti di percorso attraverso gli anni, ma è un aspetto facilmente riscontrabile in molta fiction seriale americana.

Atlantis resta, nonostante i difetti, un prodotto divertente e a tratti brillante, puro entertainment di fantascienza per il bambinone nerd che sopravvive dentro di noi :)

Ops, ho usate il presente? Mea culpa. Se ci fate caso per l’intero articolo ho citato tre stagioni, cercando forse inconsciamente di dimenticarne l’ultima, la duepallosissima quarta stagione. C’è un vecchio motto secondo il quale mettendo abbastanza scimmie davanti a una macchina da scrivere per abbastanza tempo, alla fine ne sarebbe uscita un’opera di Shakespare. Le scimmie sono al lavoro e mentre aspettiamo una commedia del Bardo tutto quello che avanza lo usiamo per sceneggiare Atlantis. Si tratta di ecologia, di raccolta differenziata. Qualcuno la deve pur prendere quella merda, vi pare?

La quarta stagione di Atlantis è un qualcosa di imbarazzante, priva di qualsivoglia filo conduttore, una collezione di eventi noiosi, già visti e senza alcun carattere. Dispiace per la povera Amanda Tapping, che dopo la chiusura si SG1 e il fallimentare esperimento di Sanctuary, si ritrova a fare da mobilio in quella che credeva fosse l’eredità di dieci anni di lavoro.

Un personale appello ai produttori: mandate in antartide quelle scimmie dattiloscriventi e assumete degli sceneggiatori inglesi, che ormai stanno facendo scuola su come si faccia fantascienza e fantasy in tv.

Sigh.

Categorie: Serie
Commenti

hm.. strange )


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